Nessuno, nemmeno qualcuno.
“Nessuno, nemmeno qualcuno” – La poesia di Manuela Di Dalmazi su SU/Sintassi Urbane n.4
In “Nessuno, nemmeno qualcuno”, pubblicata nel numero 4 della rivista letteraria SU/Sintassi Urbane, Manuela Di Dalmazi affronta uno dei territori più complessi dell’esperienza umana: la fine di un amore che continua a vivere dentro chi lo ha perduto.
La poesia si muove in uno spazio domestico, quasi claustrofobico, dove il tic tac dell’orologio diventa un personaggio, un ritmo che scandisce l’assenza e amplifica la solitudine.
L’autrice costruisce un ambiente emotivo sospeso, in cui la quotidianità: un bicchiere che ondeggia, un gatto indifferente, un tovagliolo accartocciato diventa metafora di un dolore che non trova sfogo.
È un amore finito, come tanti, ma che lascia un vuoto che non si colma, un’eco che continua a vibrare anche quando la ragione sa che nulla tornerà.
L’attesa come condanna e come illusione
La protagonista della poesia attende ancora l’amato, pur sapendo che non tornerà.
È questa la dimensione più crudele del testo: la consapevolezza lucida che convive con la speranza ostinata.
La mente, per proteggerci, crea illusioni: un rumore, un campanello, un’ombra che sembra un ritorno.
E invece no: è solo la mente che tenta di non farci crollare.
Il tempo, ripetuto ossessivamente nel tic tac, non guarisce:
“mangia i nervi, disidrata le viole”.
È un tempo che non consola, che accompagna la protagonista in un’attesa sterile, senza approdo.
Una poesia sulla solitudine emotiva
Di Dalmazi racconta la solitudine profonda della mancanza d’amore, quella che si sente nelle ossa, nei gesti, nei silenzi.
È la storia di chi ha amato davvero e ora deve imparare a convivere con l’assenza, con il rimpianto, con la memoria di ciò che non può più essere.
Il finale è una delle immagini più potenti del testo:
trattenere chi se ne va sarebbe come trattenere un fiume sulle labbra senza bere.
Una verità che brucia, ma che restituisce dignità al dolore.
Il valore della poesia in SU/Sintassi Urbane
In un numero dedicato al tema “All’improvviso qualcuno”, la poesia di Di Dalmazi offre un punto di vista prezioso e controcorrente:
non l’arrivo, ma la mancanza;
non l’incontro, ma l’eco di ciò che non torna.
È un contributo che arricchisce il mosaico emotivo della rivista, portando una voce autentica, intima e profondamente umana.
Dott. Giovanni Muoio
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